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Dalla parte della sofferenza oscura: nota introduttiva

Chi per anni ha curato o assistito malati affetti da cancro, conosce l'angoscia, lo sconforto, la paura e l'impotenza, in alcuni casi,  che questa diagnosi provoca nel malato, nei familiari e nelle persone che gli sono vicine: lo sconvolgimento della vita, il mutamento del destino, il mutamento pauroso (legato al tema della morte e del distacco dalla vita) che le procedure terapeutiche e le prassi sociali impongono, indipendentemente dai risultati ottenuti. E' una esperienza che non può non coinvolgere profondamente anche il medico, lo psicologo, l'infermiere, il parente. Una tipica difesa che il medico può essere tentato di adottare è quella di considerare il sofferente -paziente (lacerato nel corpo e ferito nell'anima) come un caso, e non come una «persona».  Allo psicologo, altresì, il compito di accogliere e sostenere la domanda di superamento della "sofferenza oscura".

Risulta difficile stabilire i limiti e i confini oltre ai quali atteggiamenti e comportamenti «tecnici» arrivano a togliere all'atto medico e curativo, ossia garantire al malato, la migliore qualità di vita possibile per un destino mutato.

In questo equilibrio  tra necessità di rigore scientifico e ricerca di  comprensione ed empatia umana  si può cogliere il senso "vero" della cura, il confine tra "donare conoscenze" e proporre interventi migliorativi.

Quindi la sofferenza (e non solo quella del corpo) appare, nella profondità della psiche, anche  oscura.  Sicuramente l'esperienza della malattia e del cancro è esperienza di un limite che scardina il vivere, la quotidianietà:

 «Il cerchio della sofferenza, in quanto esperienza di una limitazione radicale, è anche esperienza del limite e soprattutto della propria limitazione: la sofferenza è dunque una modalità classica tramite cui si fa esperienza della propria individualità e si conosce l’individuazione come principio e forma dell’esistere e del morire»[1].

Nella malattia del corpo, invece, tutto appare attraverso indizi visibili e percettibili, si soffre «di testa», «di pancia», «di cuore» mentre la sofferenza nella rappresentazione del paziente è legata a qualcuna delle sue membra, è localizzata in un sito anatomico, ben visibile. In taluni casi la sofferenza, almeno quella corporea, si conosce per esperienze, viene vissuta come segno di una cosa presente e del suo guasto normalmente rappresentabili.

Nel campo psicologico, invece, sono presenti riguarda la «sofferenza oscura/cura», molteplici versioni per fronteggiarla, liberarla, superarla, comprenderla, inquadrarla; si assiste ad una molteplicità d’impostazioni teoriche, strategie cognitive-emotive, tecniche psichiche e riflessioni che rendono arduo qualsiasi tentativo di sintesi, confronto e analisi.



[1] Natoli S., L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale, Feltrinelli, Milano, II ed., 2004, p.19.

 

P. Guex (1991) alcuni anni fa,  ha indicato come utilizzare gli strumenti tecnici per favorire la "qualità della vita" e  la "qualità della morte" , strumenti di cui occorre parlare con le persone coinvolte, con precisione e ricchezza ovvero con un linguaggio semplice, facilmente comprensibile per il paziente.

Soprattutto le esperienze ci suggeriscono che al rigore tecnico occorre unire la comprensione e  la vicinanza con il malato.

«Nella malattia psichica, propriamente detta, autogena, non c’è una parte del corpo di cui si soffra. Si soffre, e basta. Mentre l’apparire della sofferenza fisica, il privatissimo fenomeno sofferenza, rinvia ad una parte del corpo del sofferente, ad un osservabile oggetto, radicalmente pubblico, la sofferenza di chi è ammalato nella psiche non ha riferibilità oggettiva.  La malattia dell’anima non è localizzabile. Essa s’identifica, senza residui, con la sofferenza: il suo è un puro apparire, un fenomeno senza oggetto.  Non è una cosa che ci appaia, o l’apparirci di una cosa che esista indipendentemente dal suo apparirc[1].



[1] Masullo A., Fenomenologia del frammento e psichiatria dell'incontro, http://www.aldomasullo.com, 13 Luglio 2009.

 

 

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